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martedì 24 novembre 2009

Il castello di CHINON (le chateau de Chinon)


(Le chateau de Chinon)
Nella lunga e centenaria storia del castello di Chinon, tre sono a mio avviso le cose che vanno principalmente ricordate: la corte regale che qui tenne Enrico II, l'imprigionamento dei dignitari templari nella torre di Coudray, dove essi lasciarono i famosi graffiti, e il ricevimento da parte del re Carlo VII di Giovanna d'Arco, nel 1429. La stessa fu poi alloggiata proprio nella torre di Coudray, circa un secolo dopo che i graffiti erano stati lasciati, e forse ebbe modo di vederli...
Fabrizio Frosali

Gli spettri di frangokastelo


Frangocastello o Frangokastelo o Kastelfranco giace in una remota parte dell’isola di Creta, in riva al mare, in uno scenario magnifico. Fu costruito dai Veneziani e la sua storia è sempre stata bagnata dal sangue, ma l’episodio che viene maggiormente ricordato avvenne nel 1828, all’epoca della guerra di indipendenza contro i turchi. Il castello allora fu occupato da un manipolo di insorti comandati da Khatzimichalis Dalianis, poi l’esercito turco arrivò per riconquistare la fortezza , con circa 9000 uomini e molti cannoni.
Dalianis che aveva solo circa 700 uomini e 4 piccoli cannoni, fu consigliato di ritirarsi nell’interno dell’isola, dove avrebbe potuto bloccare i passi montani: Egli declinò l’offerta e preferì combattere nel castello che si trova in una posizione aperta, in riva al mare ed è difficilmente difendibile da parte di terra. L’assalto fu sanguinosissimo: Dalianis e circa metà dei suoi caddero e i turchi entrarono nel castello. Ma non erano morti gli altri patrioti, che si erano asserragliati in due piccole chiesette ai lati del castello: costoro contrattaccarono e dopo scontri terribili ripresero la fortezza usando per chiudere i varchi i corpi dei cavalli morti. Nel frattempo altri patrioti a migliaia si erano radunati, emersero dai passi montani e dopo una cruenta battaglia misero in rotta l’esercito turco facendo circa un migliaio di vittime.
Da allora uno strano fenomeno si osserva. Alla ricorrenza dell’assedio al castello, il 17 di maggio secondo il calendario gregoriano (ma la data varia secondo le fonti, diciamo che la cosa avviene verso la fine di maggio o i primi di giugno) si può notare una strana processione di uomini , vestiti in nero, che alle prime luci dell’alba emergono da una chiesetta diroccata e in un silenzio irreale marciano verso il castello, facendo luccicare le spade e le canne dei fucili. Si soffermano un attimo alla fortezza, poi proseguono e spariscono in mare. Si dice che sono gli uomini di Dalianis , che errano senza pace , e sono chiamati Dhrousolites, cioè uomini della rugiada, perché vengono fuori solo all’alba. Il fenomeno sfida ogni spiegazione (anche i miraggi sono stati chiamati in causa ) ed è ben documentato, per quanto non avvenga tutti gli anni: nel 1890 ad esempio un esercito turco di stanza nei paraggi li avvistò e l’allarme fu suonato e nell’ultima guerra anche una pattuglia tedesca aprì il fuoco su di loro.
Ultimamente sono state fatte delle rilevazioni con strumenti scientifici ma per quanto ne so senza esito, a meno che non si creda all’ipotesi soprannaturale.

Fabrizio Frosali

James Brooke il rajah di Sarawak


La vita di James Brooke è l'esempio tipico di come, almeno fino al secolo scorso, un uomo determinato, con nemmeno una grandissima disponibilità finanziaria, potesse ritagliarsi un piccolo regno in remote regioni del globo. Era nato in India nel 1803 e passò la sua fanciullezza a Benares. Da giovane entrò al servizio della East India Company e fu mandato col suo reggimento nella valle del Brahmaputra. Li in un minore scontro con i Burmesi, in cui mostrò un notevole coraggio, fu ferito e nel 1825 tornò in Inghilterra, a Bath, per la convalescenza.
Non si è ancora chiarito in che parte del corpo Brooke sia stato ferito. Secondo alcune fonti la ferita lo colpì nelle sue parti maschili e forse è per questo che per tutta la vita non fu interessato all'altro sesso. Non ci sono prove che fosse omosessuale, ma certo la sua approvazione a certi fisici statuari di indigeni, la sua amicizia con Badruudeen il fratello di Muda Hassim ed il fatto che per sua esplicite affermazioni, dormisse a volte nello stesso letto con giovani ufficiali, lasciano intravedere qualcosa che va al di la del semplice cameratismo.
Non si sa se si sia mai sposato. Ricercò in tarda età un figlio illegittimo avuto con una serva del padre e fonti bornesi affermano che sposò con rito musulmano Penigran Anak Fatima, nipote del sultano del Borneo, da cui forse ebbe una figlia.
Comunque sia, dopo la sua guarigione dalla ferita, lasciò il servizio della compagnia e viaggiò molto visitando diverse isole dell'arcipelago indiano. Provò anche a dedicarsi al commercio ma non era tagliato per questa vita. Con l'eredità ottenuta con la morte del padre armò uno Yacht, il Royalist, che tanta parte ebbe in seguito nella sua personale vicenda nella lotta contro i pirati malesi. Arrivato a Sarawak fu ricevuto amichevolmente dal rajah Muda Hassim che forse lo credeva un inviato ufficiale della potente Inghilterra, ed iniziò le sue esplorazioni. Ebbe così modo di conoscere la realtà politica del Borneo, diviso in tanti staterelli con le varie tribù in perpetua lotta tra loro. Al momento di lasciare il Sarawak per altre isole ebbe un piccolo scontro con i Daiachi che assalirono la sua nave. La sua assenza durò sei mesi ma James fu deluso dalle altre isole che visitò, così torno a Sarawak dall'amico Hassim . Costui era impegnato in una specie di guerra con dei ribelli malesi, che reclamavano il Sarawak come dominio olandese. Le azioni guerresche erano effettuate per lo più costruendo larghe fortificazioni in legno. Il lavoro veniva fatto da daiachi e cinesi. Ogni parte faceva a gara a costruire le più grandi fortificazioni. C'era uno scambio di insulti, il battere dei gong, poi le costruzioni venivano smantellate per essere erette più in là. I belligeranti erano armati principalmente di armi bianche ma avevano anche delle specie di fucili consistenti in dei tubi di ferro che venivano retti da due persone, riempiti di polvere da sparo a cui veniva dato fuoco. Ciò produceva un gran rumore ma poco altro. In un'occasione, con una piccola carica effettuata coi suoi uomini e con gli alleati malesi, Brooke si impadronì di un fortino dei nemici e questo fu decisivo. Hassim in riconoscenza gli consegnò l'intero stato del Sarawak.

ARTICOLO APPARSO INTEGRALMENTE SUL N. 11 DELLA RIVISTA CRONOS

Fabrizio Frosali

giovedì 19 novembre 2009

MONTREAL DE SOS: castello del Graal


Comincio subito con l’introdurre la nozione di quello che viene definito Graal Pirenaico o Pireneico, come volete. Sapete sicuramente, o dovreste sapere (ripeterò più volte questa frase) che esistono varie ipotesi su quell’oggetto misterioso chiamato Graal, da pietra, a smeraldo, a calderone tipo cornucopia, a coppa. Non ci addentriamo in merito, non è questa la sede, ma anche limitandoci alla interpretazione cristiana più ortodossa, quella di calice appunto, sappiate che esistono alcuni libri che descrivono addirittura il percorso che il Graal, dopo aver raccolto il sangue di Cristo sulla Croce, avrebbe compiuto. Uno di questi tragitti è quello del Graal Pirenaico che a sua volta si può distinguere in due segmenti, uno è quello che ci porta dalla parte spagnola dei Pirenei e che condurrà poi l’oggetto al luogo dove si può tuttora ammirare in una bacheca, la cattedrale di Valencia. Lasciamo da parte questo percorso e concentriamoci invece sul Graal che ha percorso le valli e i monti boscosi della parte francese.
Sapete sicuramente (o dovreste sapere) che vi sono delle teorie più o meno valide, su cui comunque torneremo, che il Graal “potrebbe” esser stato venerato dai catari arroccati nel castello di Montsegur. Dopo la caduta di quest’ultimo ed il rogo dei perfetti, e dopo la scoperta che almeno quattro dei catari erano fuggiti calandosi con le corde dalla vertiginosa parete nord del castello, varie speculazioni sono state fatte. Riparleremo poi del presunto ritrovamento vicino Montsegur, del Graal da parte di Otto Skorzeny, e ci limiteremo qui a notare che un Graal o “il” Graal, potrebbe esser stato portato nel vicino castello di Montreal de Sos, proprio sopra Vicdessos……
Vi preannuncio che a suo tempo feci ricerche in prima persona di questo Graal e ve ne parlerò, lasciate quindi che vi narri la storia di come ne sono venuto a conoscenza e dello stato delle ricerche.
Conobbi l’esistenza di questo Graal, dal libro di Patrick Riviere “sur les sentiers du Graal” delle edizioni Robert Laffont 1984.
L’autore afferma. “ Nel percorso dei quattro sfuggiti al rogo si cita un certo “castrum de So”: ne fa menzione Arnaud Roger de Mirepoix nella sua deposizione agli inquisitori. Ora, curiosamente, lasciando Tarascon sur Ariège, dove si trova il singolare piccolo museo di Antonin Gadal, una strada ci conduce al villaggio di Vic-de-Sos, e poi al castello di Montreal-de-Sos che è uno dei più vecchi castelli della regione, la sua costruzione risale al periodo romano. Fu distrutto dagli arabi e ricostruito verso il 1000, poi di nuovo smantellato sotto Luigi XIII su ordine di Richelieu: si drizza a circa 1240 metri in faccia al picco di Montcalm.
Nello zoccolo roccioso dell’edificio si trova una grotta a doppia entrata, e in un anfratto della stessa si distingue a malapena (tanto i colori sono passati) uno strano affresco policromo, in bianco, nero e rosso rappresentante delle croci, una spada rotta, una lancia, un piatto con cinque gocce di sangue, una lancia alla cui estremità cola ancora del sangue, un sole risplendente, simboleggiante con ogni evidenza il Graal… Antonin Gadal chiamò questa “la grotta dell’iniziazione “ e questa divenne l’elemento centrale e tangibile della tesi del Graal pirenaico! …. I catari avrebbero potuto davvero nascondere l’oggetto sacro qui, perché sarebbe stato al riparo dall’inquisizione, in quanto il castello di Montreal (Mont-Royal!) –de-Sos era posto sotto la protezione del re d’Aragona”.
Fu così che nell’estate del 1985, trovandomi in zona, decisi di mettermi alla ricerca di questo fantomatico Graal: trovata abbastanza facilmente l’ubicazione del luogo rimasi però deluso dai ruderi del castello che sono inesistenti o quasi. Si trovano su un picco sovrastante il villaggio e la scarpata che porta a questi è letteralmente costellata di cavità: intorno a queste scure aperture si trovano letteralmente centinaia di croci incise o scolpite nella roccia in varie epoche, di tutti i tipi e dimensioni. Individuata la caverna che prometteva un accesso possibile, la percorsi nel buio quasi totale, fino a trovarmi all’altra entrata, che però dava su uno strapiombo. Proprio sopra di me, ma irraggiungibile a meno di non avere corde di sicurezza o piccozze, oppure col rischio di una scalata oltremodo pericolosa, erano i pochi resti del castello: Non sono stato capace di trovare il famoso Graal, però devo dire che non ero minimamente preparato alla ricerca, che pensavo più agevole.
Non sono più tornato nel luogo ma ho raccolto altre informazioni: nel 1986 esce “Montsegur et l’enigme catare” del noto studioso bretone Jean Markale, che attacca pesantemente la tesi del Graal Pirenaico, propugnata da Antonin Gadal prima e Otto Rahn poi. Egli afferma testualmente che “ Il disegno (enigmatico, in cui alcuni studiosi hanno creduto intravedere una raffigurazione del Graal) data dalla fine del medio evo, o forse anche dal 17° o 18° secolo e non ha niente a che vedere con i catari. “
E qui dovrei parlarvi della storia complessa di Otto Rahn, della sua identificazione del castello del Graal con Montsegur, della ricerca delle SS del fantomatico tesoro ecc. ecc. Ma di questa storia vi sono libri a profusione e ve la accennerò al capitolo dedicato a Montsegur succintamente.
Qui mi limito ad un mistero nel mistero. In un libro uscito nel 1991, “Emerald cup-ark of Gold” il colonnello Howard Buechner, americano, fa menzione di aver trovato le tracce di una spedizione effettuata dallo svizzero Karl Rinderknecht e apparsa nel periodico tedesco Koralle Magazine al numero 42 del 19 Ottobre 1941 col titolo “In cerca del graal”. In questo articolo si dice che il simbolo fu trovato nei corridoi sotterranei di Montsegur .”” Fu trovata anche una croce templare semisepolta e un lago sotterraneo in una caverna gigantesca”.
Non viene fatta menzione di Otto Rahn che pure aveva battuto gli stessi luoghi, e diffuso la tesi del Graal pirenaico pochi anni prima. Ma nel libro succitato c’è la foto dell’affresco e dalla descrizione corrispondeva a quello della caverna di Montreal de Sos. Sono stato subito certo di questo, anche perché malgrado le dicerie, non mi consta che sotto Montsegur vi siano dei sotterranei, e anni dopo ho avuto la conferma: il graffito, che io al naturale non ho mai visto, è proprio quello di Montreal de Sos. Il lago sotterraneo può inoltre trattarsi di quello minuscolo che si trova nella grotta, questa sì gigantesca, di Lombrives.
Vi do a questo punto le ultime notizie: nel 2005 esce “enigmi di pietra “ di Helmut Lammer (ancora un tedesco!) e Mohammed Boudjada: Essi spiegano dove si trova il graffito. “E’ raggiungibile solo attraverso un sistema di passaggi scavati nella roccia; la salita è pericolosa e non bisogna soffrire di vertigini, Dopo aver raggiunto l’altopiano su cui si erigeva il castello si percorre una salita stretta nella roccia sotto i resti di un torrione, fino a giungere in una caverna dove si trova la grotta e il dipinto citati precedentemente”. Poi il libro dice che qui si possono intravedere immagini anche di un sacerdote del dio Mitra con un berretto frigio che infilza un drago, con un’immagine che ricorda molto l’arcangelo Michele, un toro, corvi, cane e serpenti. Lascio a chi avrà la voglia di proseguire la ricerca il verificare queste asserzioni. Ho trovato però in internet che adesso il castello viene restaurato e messo in sicurezza: Se ciò è lodevole mi chiedo che fine faranno i graffiti, se pure esistono ancora: Speriamo bene…
Fabrizio Frosali

i castelli catari di LASTOURS


(Les chateaux cathares de Lastours)
I castelli sono quattro: Cabaret, Tour Régine, Surdespine e Quertinheux. Non do qui il resoconto della difesa accanita che oppose Pierre Roger de Cabaret ai crociati del nord. Dico solo che questi poveri resti, più volte rimaneggiati nei secoli, servono ora per lo sfruttamento a scopo turistico della loro immagine. Ancora venti anni fa, si potevano ammirare dalla collina vicina. Adesso il luogo è recintato e si deve pagare l'ingresso!!
Fabrizio Frosali

il castello cataro di QUERIBUS



(Le chateau de Queribus)
L’assedio del castello di Queribus è solo un’azione secondaria legata ad un’operazione più importante, la conquista di tre piazzeforti, cioè Queribus appunto, Puylaurens e Castel-Fizeil che costituivano con Aguilar e Peyrepertuse una potente linea di difesa sul confine spagnolo. Ricordo, se non l’ho ancora detto, che la presa di Queribus avviene ben 12 anni dopo quella di Montsegur e non è ben documentata. Nei libri che parlano del catarismo Queribus è nominato di sfuggita, eppure è qui che si rifugiarono gli ultimi catari; Queribus inoltre è davvero un castello di guerra; se Montsegur poteva essere anche una specie di tempio per la religione catara, in quanto non aveva caratteristiche tali da potersi difendere a lungo a parte la sua posizione, Queribus è di altra pasta. Oltre alla posizione, davvero spettacolare, un dente aguzzo che si staglia verso il cielo, visibile anche dalla lontana Perpignano, le sue strutture difensive erano notevoli. Eppure, come praticamente tutti i castelli conosciuti, cadde anch’esso, dopo pare solo quattro mesi d’assedio e per tradimento. Consiglio l’unico libro che ho trovato sull’argomento il volume “Queribus” di Fernand Niel. Oltre a fare una ricerca storica negli archivi, questo autore ritorna anche sulle misurazioni e gli allineamenti da lui scoperti col sole al solstizio d’inverno e fa una comparazione tra questi e quelli rilevati a Montsegur..
Dando però per scontato che questi dati siano esatti, non è detto che siano voluti….
Recentemente è stato osservato che il pilastro della sala gotica, decentrato rispetto al centro di questa, che secondo Niel serviva da punto di riferimento per conoscere la posizione del sole anche in questo luogo in cui la luce non penetrava mai, sarebbe invece stato costruito così in epoca più tarda, nel 1600 circa, per sostenere il peso delle artiglierie che si trovavano sul tetto del mastio.
In effetti se si guarda bene, Queribus non ha affatto l’aria di una fortezza dell’alto medioevo, ma la sala gotica, al di là di tutto, è davvero uno splendore e l’impressione che se ne ha entrandovi, può davvero essere la stessa che si ricava in alcune chiese di stile gotico di ben più alta rinomanza….

Fabrizio Frosali

Il castello di MONTSEGUR- i cavalieri rossi


Il castello di Montsegur e i cavalieri rossi.

Montsegur, Mont-segur, Mont-salvat quante cose ci sono da scrivere su questo castello….
Qui è impossibile citarle tutte. Ci sono libri e libri sull’argomento, ognuno può scegliere i testi che preferisce, da quelli:
-di stretta osservanza storica, che ci raccontano allora la storia dei catari, che ne fecero un centro della loro religione, e resistettero per lungo tempio all’assedio, di come ad un certo punto a causa della conquista di un punto avanzato del monte da parte di montanari baschi, la difesa, divenuta ormai impossibile, i catari chiesero ed ottennero una lunga tregua che servì loro per festeggiare una loro particolare ricorrenza e, alcuni dicono, per prepararsi a mettere al riparo qualcosa di prezioso che poteva essere il Graal. E’ storicamente accertato che mentre praticamente tutti i catari andarono volentieri al rogo (si vede ancora oggi una radura che è chiamata il campo dei “cremats”) alcuni riuscirono a fuggire calandosi con delle corde lungo la vertiginosa parete nord.. Questo ha dato adito a molte dicerie, ad esempio che il Graal possa esser stato salvato e portato nel Castello di Usson o a Montreal de Sos o in altri luoghi.
-sempre rigorosamente basati su rilevazioni reali ma col tempo divenuti datati in seguito a nuove scoperte che hanno messo in forse le osservazioni iniziali. Mi riferisco alle opere di Fernand Niel, che fu il primo a formulare l’ipotesi che Montsegur fosse una specie di tempio solare e che le sue dimensioni fossero state progettate ad arte proprio in questa funzione. Niel ha poi ritrovato (o creduto di trovare..) conferme della sua ingegnosa intuizione in altri castelli catari, tra cui Queribus: essendo uno storico di vaglia, ma volendo anche verificare esattamente i dati da lui intuiti si è anche calato, come fecero i catari fuggitivi, con l’aiuto delle corde, dalla parete nord. In sostanza egli, notando alcune posizioni particolari del sole in concomitanza dei solstizi che fornivano dei particolari allineamenti con dei punti particolari del castello e con l’ubicazione delle finestre, ha dedotto che i catari adorassero in qualche modo il sole e avessero bisogno di ritrovarlo anche in una giornata coperta di nubi, o magari in una sala completamente oscura (Vedi Queribus). Negli ultimi anni, prima della sua morte, alla luce di nuovi rilevamenti che hanno dimostrato come ben poca cosa rimane dell’epoca catara in “tutti” i castelli dei cosiddetti eretici, è stato costretto a rimangiarsi un poco le sue teorie, pur ribadendo l’esattezza delle sue misurazioni; le sue intuizioni restano quindi un campo affascinante di studio, peccato che…
- che espongono teorie incredibili pur fornendo anche elementi storici che sarebbe bene verificare. Sapete o dovreste sapere che Montsegur è stato identificato da Otto Rahn come il castello del Graal, nel suo fascinoso e ammaliante libro “Crociata contro il Graal “ che è bellissimo; peccato che anche lui dice cose in parte inesatte. Rahn vede Monstsegur come il castello del Graal, in quanto ritrova delle assonanze tra alcuni nomi di personaggi storici e il nome stesso del castello, con quelli apparsi nel “Parsifal” di Wolfram von Eschenbach (Montsegur-Montsalvat –De Pereille-.Perilla ecc) in cui come si ricorderà il graal era custodito dai cavalieri templari. Peccato non si sia accorto che il romanzo in versi è stato scritto “prima” (tra il 1195 e il 1216) degli avvenimenti della crociata anti catara.
Di Otto Rahn si perdono le tracce alla fine della guerra ma Christian Bernadac pensa che la sua morte sia stata uno stratagemma e che possa essere riapparso nelle vesti di Rudolf Rahn ambasciatore tedesco a Roma poi morto nel 1974 ….. (vedi “Le mystère Otto Rahn”, fascinoso ed introvabile volume di quasi 500 pagine che riporta anche molti pezzi di Antonin Gadal, il padre del catarismo).
Comunque sia il libro di Rahn suscitò scalpore nella Germania nazista. Himmler stesso organizzò una spedizione nella Francia occupata ed il castello fu invaso dalle SS che fecero pare alcuni scavi ed ecco che compare un volume….…. Che accanto a cose verissime ne descrive altre di difficile attendibilità: in “Emerald cup, ark of Gold” uscito nel 1991 il colonnello americano Howard Buechner, basandosi su fonti tedesche, afferma che le SS in breve tempo trovarono il Graal! Il capo della spedizione doveva essere Otto Skorzeny, colui che aveva liberato Mussolini dalla prigionia del gran sasso. Faccio qui notare che Buechner non fornisce alcuna prova che Skorzeny fosse stato al comando del gruppo nazista. Egli lo deduce solo da alcuni elementi. Comunque sia il ritrovamento del Graal è descritto in questi termini: Skorzeny, da uomo pratico, pensò subito che il tesoro dovesse essere nascosto nel posto più impensabile di tutti: poiché la fortezza era assediata da tre lati,i catari avevano solo la via di fuga della parete nord. (Vi dico a questo punto che non è vero: Montsegur “sembra” inaccessibile, ma Fernand Niel ha percorso la montagna in tutti i sensi e ha accertato che i catari potevano in ogni momento fuggire per vari sentieri, il monte è semplicemente troppo grande per poter essere assediato completamente senza alcuna via di fuga) Detto fatto, Skorzeny e i suoi uomini trovarono un sentiero che portava nelle montagne “più alte”. Ad una sconosciuta distanza da Montsegur, un’entrata fortificata ad una gran grotta: forse era quella di Bouan, famosa turisticamente parlando. Vicino a questa era il monte chiamato la Peyre e vicino alla vetta un’altra grotta ed è qui che fu trovato il tesoro il 15 marzo 1944!.
Skorzeny il giorno dopo lanciò questo criptico messaggio a Himmler “Eureka” firmato Scar.
Mi fermo qui: Se volete sapere le ulteriori vicissitudini di questo Graal e di dove potrebbe essere oggi, vi invito a leggere una critica al volume di cui ho appena parlato in “Sacred tresure,.secret power” (L’enigma dell’oro scomparso) di Guy Patton e Robin Mackness; costoro fanno entrare nella mitologia del Graal e di Rennes le Chateau anche la sistematica distruzione compiuta dai tedeschi del villaggio di Oradour, quattro giorni dopo lo sbarco in Normandia! Ma le fosche trame naziste non sono finite perché…


… A MONTSEGUR, ATTENTI AI CAVALIERI ROSSI!

Questa notizia può far sorridere, ma ha dell’incredibile: nel 1978 le agenzie giornalistiche battevano questo dispaccio: “Le pietre del castello di Montsegur spariscono…” In effetti pare che ogni anno, esattamente il 22 maggio, anniversario della morte di Wagner, intorno a Montsegur si svolgono strani pellegrinaggi di uomini che vestono per lo più una tuta rossa e che arrivano con grosse auto con targa tedesca. Questi personaggi, denominati cavalieri rossi, vanno al castello e ne prelevano alcune pietre che poi portano via con le loro auto .
Pare che la destinazione delle pietre asportate sia la Foresta nera dove questi strani figuri avrebbero intenzione di ricostruire il castello per i loro strani riti:
Dunque se visitate Montsegur, guardatevi attorno!
(La notizia , oltre che nella stampa locale si può trovare anche nell’introduzione all’edizione italiana di “La corte di Lucifero”, il secondo libro di Otto Rahn, che è molto meno bello del primo, ma comunque meritevole di lettura)..

Fabrizio Frosali